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"CASE CON I NOMI", UN FILO TRA L'APPENNINO E…IL WEST
Domenica 26 agosto a Riolunato la presentazione dell'edizione italiana del libro di Adria Bernardi che ripercorre la storia dell'emigrazione di inizio Novecento dal Frignano verso l'Illinois, con prefazione di Francesco Guccini. Sarà presente la Consulta Provinciale dei Modenesi nel Mondo
Piccoli paesi sparsi sull'Appennino emiliano dove ogni edificio ha una sua denominazione, tramandata da generazioni. Prende spunto da questa particolarità delle montagne modenesi il titolo "Case con i nomi", il libro della studiosa italoamericana Adria Bernardi la cui edizione italiana sarà presentata da Roberto Barbolini, scrittore e firma del settimanale "Panorama", in occasione del premio letterario "Frignano": l'appuntamento è per domenica 26 agosto alle 10.30, nella sala Teatro di Riolunato, alla presenza della Consulta Provinciale dei Modenesi nel Mondo.
La traduzione dell'opera, affidata ad Arianna Maiorani e realizzata proprio su iniziativa del Premio Frignano da Mup editore, è arricchita da una presentazione di Francesco Guccini, il cantautore che vive a Pavana e che l'anno scorso, in occasione del premio, ha portato in scena a Pievepelago, con grande successo di pubblico, l'Aulularia di Plauto tradotta in dialetto pavanese.
"Case con i nomi" è un viaggio nel fenomeno dell'emigrazione dell'inizio del secolo scorso, quando in moltissimi -tra cui i nonni dell'autrice- lasciarono la propria casa sull'Appennino per cercare lavoro e fortuna negli Stati Uniti ed altrove, tra le fabbriche e le miniere di Pennsylvania, Illinois e Missouri. Storie di fatica e coraggio, sogni e speranze, come quelle di Pia Gibertini, Enea Cortesi e Viterbo Ponsi, raccolte da Adria Bernardi ad Highwood (Illinois), dove altissima è la concentrazione di famiglie emigrate dal Frignano e in particolare dalla valle del Pelago. E dove, come racconta Francesco Guccini nella presentazione, è facile trovare oggi i cognomi dell'Appennino tra quelli celebri di avvocati, dottori e professionisti, quasi a riscattare sacrifici e dolori sopportati degli antenati.
"Poi ci fu l'America, meglio, La Merica - scrive Guccini nella presentazione del libro - Ci andarono praticamente tutti, nelle miniere du carbone della Pennsylvania o dell'Illinois o del Missouri. Trenta giorni di nave a vapore in terza classe, la quarantena a Ellis Island e via. Capifamiglia che poi si facevano raggiungere dalle moglie e dai figli, e questi nuclei tenevano a pensione gli scapoli, e "quelle donne" erano la riserva economica quando scoppiava uno sciopero e "quegli uomini" rimanevano a lungo senza paga".
Nel libro della Bernardi la dimensione del ricordo va di pari passo con considerazioni di carattere sociologico, sulla formazione dell'identità nei contesti di immigrazione e sui suoi cambiamenti nei successivi passaggi generazionali, in cui un ruolo importante giocano la lingua parlata e l'alimentazione.
ADRIA BERNARDI, scrittrice e docente universitaria italoamericana, è cresciuta nei sobborghi di Chicago (Illinois), dove i suoi nonni erano emigrati i primi del Novecento lasciandosi alle spalle l'Appennino emiliano. Ha scritto numerosi romanzi che negli Stati Uniti hanno meritato premi e riconoscimenti: nel 1999, con "The daily laid on the altar" (University Press of New England and Plume) si è aggiudicata il Bakeless Fiction Prize, mentre nel 2000 con "In the gathering woods" (University of Pittsburgh Press) ha vinto il Drew Heinz Prize. Nel 1999, ha tradotto dall'italiano "Avventure in Africa" di Gianni Celati (Feltrinelli), edito dalla University of Chicago Press.
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